Un bravo ragazzo di Javier Gutiérrez

novembre 25, 2017
Un bravo ragazzo di Javier Gutiérrez


Un bravo ragazzo di Javier Gutiérrez
  • Titolo Originale: Un buen chico
  • Spagna, 2012
  • pag. 139
  • Protagonisti: Polo, Bianca
  • Casa editrice: Neri Pozza
  • genere: New Adult, Contemporary Romance
  • Standalone

 

Se non si sente male non si soffre . Niente esiste se non ne siamo consapevoli .

È un pomeriggio d’inverno in una via centrale del quartiere di Fuencarral a Madrid quando Rubén Polo incontra casualmente Bianca, amica dei tempi dell’università. Dieci anni sono passati dall’ultima volta che Polo e Bianca si sono visti, da quella notte in cui un episodio di incredibile violenza e brutalità ha improvvisamente sciolto la rock band di cui entrambi facevano parte assieme agli inseparabili Nacho e Chino e ha messo fine a tutto, alla giovinezza, alla spensieratezza, alla musica.

Quella che inizia come una normale, magari un po’ imbarazzata, conversazione tra vecchi amici – Bianca e Chino ora sono una coppia, e Nacho… beh, Polo lo ha incontrato qualche mese prima ed è chiaro che non sta granché bene – si trasforma per Polo nella certezza che quell’episodio vive ancora dentro di lui, che niente può resistere a dieci anni di oblio, che non ci si può sbarazzare del passato come fosse una cicca. Il passato: gli anni Novanta e la miglior band di Malasaha, un gruppo di ragazzi uniti dall’ansia di vivere e dalla musica, i cinque dischi da portarsi su un’isola deserta, da Maxinquaye a Nevermind.

Ma il passato ha anche il suono sinistro di un farmaco, il roipnol, la droga dello stupro. E le attraenti fattezze di Bianca, che tutti chiamavano Chicana, corpo tonico, elastico, i capelli nerissimi e la pelle scura, quasi rossiccia. E di Gabi, la bellissima e biondissima Gabi dagli occhi chiari, che a quei tempi usciva con un idiota fascista ma che ora ama e vive con Polo…

 

 

 

Recensione

 

 

 

Col tempo dimentichiamo le facce, ti dici. I nomi, le ragioni. Dimentichiamo i perché. Col tempo, ti dici, i particolari sbiadiscono, li scartiamo. Cammini per Fuencarral, tra la gente, sempre piú piano. Dimentichiamo cosa, quando e con chi. Avanzi senza meta, come rintronato, perché hai distolto lo sguardo, perché tanta paura. È solo una vecchia amica. Il passato, ti dici. Alla fine non ricordiamo piú le facce, confondiamo i nomi. Niente resiste a dieci anni di oblio. Niente resiste, ti dici, al passare del tempo. E intanto cammini sul suo stesso marciapiede, ma in senso contrario. Il tempo, tantissimo tempo, pensi. Ma, se tu hai riconosciuto lei, perché lei dovrebbe essersi dimenticata di te. Sono passati dieci anni, non un secolo.

Allucinante. Ipnotizzante.

Sono i primi due aggettivi che mi vengono in mente da associare a questa lettura.
Il protagonista, l’apparente bravo ragazzo, Polo, vive una vita normale e ansiosa in cui incubi e una forma di depressione lo inducono a recarsi da uno psicologo. Di certo Polo soffre di un disturbo da stress post traumatico. Di quale evento traumatico sarà mai stato vittima un così bravo ragazzo?
L’ansia aumenta quando un giorno incontra per la strada una sua ex compagna d’università, Bianca. Lei, lui, i suoi inseparabili amici Chino e Nacho, insieme alla bella Gabi, sua compagna, hanno condiviso dieci anni prima sere e notti, feste, giochi e bagordi, insieme al sogno di creare una rock band, comporre, suonare e vivere “al massimo”, fuori da regole e schemi. Fino alla notte in cui sono stati tutti partecipi e corresponsabili dell’evento da cui ha origine tutto il tormento di Polo. E dell’ignaro lettore, che a quel punto comincia ad avere qualche dubbio sul povero, infelice, depresso, bravo ragazzo.

“Lo sei sempre stato, un bravo ragazzo. Tutti lo eravate, bravi ragazzi di buona famiglia.”

Sono rimasta affascinata e senza fiato per l’inevitabilità e semplicità con cui un gruppo di “bravi ragazzi” possono scivolare negli abissi più neri senza nessuna consapevolezza o remora morale, fino a quando non è troppo tardi. E al contempo mi ha colpito quanto la coscienza latente possa ricordare e catalogare eventi efferati che la mente ha deciso di dimenticare, fino a far riaffiorare tutto, anche a distanza di anni. Come il buon Grillo Parlante della favola insegna, si può provare a fingere che non sia successo niente, ma da qualche parte il senso di colpa esige ammissione ed espiazione.
Viene spontaneo riflettere che forse è proprio perché si tratta di un bravo ragazzo, che quel senso di colpa non si può tacitare per sempre, come fanno invece gli assassini più navigati…
Leggete questo romanzo e preparate qualche pastiglia di Maalox, vi servirà come a Polo.

 

Giudizio


Sensualità


Violenza

Navillus

Nessun commento

Rispondi

%d blogger hanno fatto clic su Mi Piace per questo: