Il profumo delle fresie di Dario Neri

Il profumo delle fresie di Dario Neri
  • Italia: 2019
  • Pag: 177
  • Editore: Darcy edizioni
  • Genere: Narrativa Romantica
  • Data di uscita: 30 gennaio 2019

Il profumo delle fresie di Dario Neri

La vita di Febe è ormai lontana dalle fantasie che coltivava a vent’anni, poco prima di sposare l’uomo con cui ora non riesce nemmeno più a condividere il letto.

Ne ha subite troppe per riuscire a sopportarne gli abbracci sotto le lenzuola, le carezze che nei giorni più scuri si trasformano in schiaffi che le solcano il viso di lacrime.

Ed è nelle notti che passa lontano da lui, in silenzio per non farlo svegliare, che sfoga la sua frustrazione sui tasti del computer finché gli occhi non le si inumidiscono.

Scrive il romanzo della sua vita e delle sue sconfitte: “Il profumo delle fresie”, col sogno di pubblicarlo quando avrà raggiunto un lieto fine.

Solo i due figli, il timore di non riuscire a prendersene cura, le impediscono di scappare dal marito e la vita di rimpianti che si disperde come il fumo di una sigaretta, di quelle che fuma ogni mattina affacciata al balcone dell’appartamento.

Ma è proprio nel ristorante su cui affaccia che lavora il protagonista dei suoi prossimi capitoli: il ragazzo che la spia dal retro del locale mentre scruta il cielo inondandolo di fumo, affascinato dalla sua malinconica bellezza.

Si chiamava Febe, trent’anni di vita e poche vittorie, le più importanti che dormivano beate in cameretta.

Febe è una madre, non più donna, né moglie, né lavoratrice, è solo una madre, perché quella è l’unica cosa che le ha dato e le dà, ogni giorno, gioia e amore. E’ spenta e malconcia, come tutte le anime solitarie e abbandonate.

Riccardo invece ha qualche anno meno, ma negli occhi e nel cuore ha la stessa solitudine e male di vivere. Anche la sua è una vita non scelta e non voluta, mai veramente combattuta.

Uno che trascina i giorni da perdente, ma che anela a molte vittorie. Come? Guardando in alto, verso un balcone, da cui scaturisce un sogno che non fa male a nessuno e che soprattutto fa bene a lui, perché gli permette di prendere forza e respiro, ancora per un giorno. Poi qualcosa forse cambierà, prima o poi.

E’ la legge degli umili e dei sofferenti, aspettare e sperare, finché non c’è più tempo o qualcuno non ci dà una spinta. Già, perché una spinta ci può trasmettere quella carica, quel coraggio che da soli stentiamo a trovare.

Perché, non dimentichiamolo, l’uomo nasce essere sociale, come diceva Aristotele, e non è malvagio per scelta o per nascita.

Non desidera la guerra, la violenza, la tragedia, ma queste gli cadono addosso quando non ha un posto dove riposare i pensieri e i desideri, così è come se evaporassero via, lasciando solo vuoto e pena.

Il colore del cielo non è mai diverso, i giorni sono tutti uguali, finché qualcuno non offre una mano alla nostra anima sola.

– Il rimpianto più grande è non averci provato. Fregatene di fallire, ma provaci.

– Ne sai qualcosa, tu?

– Diciamo di sì.

Febe è disperata, finché Riccardo non gli offre un aiuto, anche solo sotto forma di domande a cui dare una risposta.

E Riccardo? Anche lui quasi non parla mai, finché non trova Febe, interessata ad ascoltarlo.

Ottima prova questa di Dario Neri. Un romanzo che parte in sordina, quasi sonnolento, pieno zeppo di descrizioni e di pensieri psicologici sui personaggi che il narratore ci semina come novello Pollicino, per condurci avanti nella trama.

E’ un caso che per oltre metà libro non siano quasi presenti dialoghi? Io credo proprio di no. Nessuno parla, se non ha motivo di farlo, se non ha nessuno a cui confessare paure e sogni, se sa che nessuno lo ascolterà.  

Le pagine si fanno invece dense di dialoghi quando Riccardo trova Febe. Ed è nello stesso momento in cui Febe trova Riccardo.

Un colpo di fulmine? Non direi. Si tratta di riconoscimento. Di salvataggio durante un naufragio. Di luce dopo una notte buia durata troppo tempo, quasi una vita intera.

Molto bello, un romanzo pieno di sentimento, ma non così palese, in superficie, facilmente visibile a tutti. Bisogna scavare un po’, e riconoscerlo.

Io le briciole di Pollicino le ho raccolte. Ora tocca a voi.

Giudizio:

Navillus

Diego Neri:

Dario Neri nasce a Caserta nel ’95, e trascorre la vita nella periferia aversana dove abita tutt’ora.

Passata la parentesi liceale si iscrive alla facoltà di giurisprudenza, lavorando nel frattempo come commis per pagarsi gli studi.

Dopo due anni e una promozione a Sous-chef, però, la passione per la cucina lo spinge a dedicarsi esclusivamente a quella che in principio doveva essere un’attività collaterale, scegliendo quindi la professione del cuoco.

È attivo nella comunità cittadina e membro di diverse associazioni culturali per la riabilitazione del patrimonio storico cittadino. Oltre a quella della cucina, coltiva le passioni per la letteratura e il pugilato, che pratica da amatore.

Abita con la compagna e il loro vecchio cane, e sogna di aprire un ristorante a tema letterario nel centro di Napoli.

Author: Navillus

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