End of the road bar, parte seconda di Daniele Batella

Italia: 2019

Pagine: 240

Genere: Narrativa

Casa Editrice: Dark Zone

Data di Uscita: 31 dicembre 2019

End of the road bar, parte seconda di Daniele Batella

Una nuova alba sorge alla fine della strada.

È la notte più lunga che l’End of the road bar abbia mai avuto. Sette sconosciuti, condotti lì da un’invisibile volontà, raccontano le loro vite a Penny, la glaciale e misteriosa cameriera pronta a raccogliere le loro confessioni tra un drink e l’altro. E così, ora che i primi quattro clienti hanno messo a nudo le loro esistenze, è giunto il turno degli ultimi tre.

Un rocambolesco viaggio tra le bianche cupole di Roma, le guglie sferzate dal vento di Norwich, le caleidoscopiche vie di New Orleans e le infinite lande ghiacciate dell’Antartide. Segreti, amori inconfessabili e crimini efferati si susseguono in un complesso arazzo che inizia a concedere le sue risposte alla più grande domanda dei sette.

Cosa ci fanno veramente lì? Alla fine l’alba giungerà come una luce rivelatrice; i segreti verranno svelati, il misterioso filo che attraversa le vite dei sette verrà finalmente dipanato e Penny mostrerà il suo vero volto, gettando una fosca luce sul loro destino finale.

All’End of the Road non si arriva per caso. È uno strano luogo, un vecchio bar nascosto nel vicolo di una metropoli, a metà strada tra una bettola e la sala di un cinema. È un locale d’altri tempi, lontano dalla frenesia delle notti di baldoria della città. Ma l’End of the Road ha anche un’anima. Questa è l’unica certezza che colpisce i sette avventori che ci arrivano per caso, in una sera di aprile, condotti da un curioso scherzo del fato…”

Così recitava la sinossi del primo libro, che mi ha catturata e stregata al primo impatto. Ero impaziente all’inverosimile di conoscere il resto delle storie delle Sette Maschere (chiamerò così i protagonisti, per non svelare troppo su di loro) più Una, ovvero Penny, la cameriera del bar.

Se sono stata appagata? Il megacliffhanger con cui si concludeva il precedente romanzo si è risolto in poche pagine e mi ha lasciato un retrogusto un po’amaro, perché ne volevo di più, ma in breve le altre Maschere mi hanno irretita e di nuovo coinvolta nei milioni di  giri di questa giostra pazza chiamata vita… Che bell’immagine questa, Daniele!

La vita, in quel momento, parve una crudele giostra: il primo giro divertente, il secondo un po’ meno, il terzo nauseabondo. E così fino al vomito. La fine.

I Sette protagonisti sono appunto maschere, tipologie di persone, uomini, donne, vecchi e giovani, che in comune non hanno molto altro se non l’aver speso una vita, ciascuno la propria, ad inseguire sogni che non hanno mai raggiunto, con egoismo a volte manifesto, ma più spesso celato da un amore malsano. Sei davvero tanto giovane, Daniele, per riuscire a sfoderare tutta questa saggezza e brillante messa a fuoco dei mali umani… Sei per caso tu la Penny dell’End of the Road ?

Entrambi i volumi, di cui parlo come di un unico romanzo perché non possono essere scissi, sono un esempio di narrativa contemporanea davvero notevole. Non certo una lettura facile o di divertimento, perché pone l’accento su tematiche varie e su considerazioni sociali e psicologiche che non tollerano disattenzione, ma scritta con una proprietà di linguaggio e un’intensità che mi ha colpita molto. Di nuovo.

Quanto tempo era passato dal loro ingresso all’End of the Road ? Due ore ? Tre ? Una notte ? Un giorno? Non avrebbe saputo dirlo. Nuotò tra i suoi pensieri opachi, lentamente, con pigrizia, come fosse un turista infuso nella piscina acquamarina di un hotel a cinque stelle.

«A volte, certe notti non hanno tempo» pensò. «A volte, ci sono serate che non dovrebbero finire.»

Eppure, uno a uno, a turno, avevano contraddetto il loro volere e la loro razionalità. Era la magia dell’End of the Road: come la lancetta inesorabile di un orologio non può far altro che proseguire il suo ticchettante cammino verso l’ora successiva, i clienti del bar erano costretti a parlare. E il bello è che dopo averlo fatto, si sentivano liberati.

La formazione culturale di questo autore è classica dalla sua prima fino all’ultima cellula. E se la prima volta avevo riscontrato una certa similitudine con il Decameron di Boccaccio nel mettere insieme protagonisti tanto diversi e nel far loro raccontare delle storie, questa seconda volta alzo ulteriormente il tiro. L’ispirazione arriva anche dalla Divina Commedia nell’aver  rappresentato in vari personaggi le diverse tappe dello sviluppo umano (dall’infanzia di Sean al vecchio Encausse). Ognuno colpevole, ognuno solo e piccolo nella propria realtà, ognuno sbagliato a modo proprio, ma tutti umani e per questo uguali tra loro.

Un’altra ottima prova, Daniele. Grazie per questo viaggio a metà tra sogno, vaticinio e follia.

« Voi siete solo le sette parti di una stessa anima, siete le sette sfaccettature di una stessa pietra. Per questo vi siete ritrovati dove finisce la terra e inizia il mare, nell’acqua che dà la vita, nell’utero del mondo. A farvi ricongiungere sono stati i frammenti della grande anima che abitano i vostri corpi e che si sono cercati per tutto il corso delle vostre vite. »

Giudizio:

Sensualità:

Violenza:

Navillus

Author: Navillus

Rispondi